Visitate un sito Unesco ? Ecco dove (e cosa) mangiare nei dintorni (2022)

Con i suoi 58 siti, l'Italia è il Paese più rappresentato nella prestigiosa Lista dei Patrimoni dell'Umanità Unesco. Un primato di cui andiamo fieri (e a cui è dedicata la nuova Guida“Le Meraviglie dell'Unesco: viaggio in Italia alla scoperta del bello” di Repubblica) e che è tutto da scoprire e da gustare. Per questo da oggi parte un viaggio speciale, in tre puntate, alla scoperta delle punte di diamante della nostra Penisola, in attesa che se ne aggiungano ancora altre.

Si parte andando alla scoperta dei tesori conservati nel meridione. La prima tappaè in Campania, la Chiesa di Santa Sofia a Benevento. Voluta dal duca Arechi II all'indomani della sua ascesa al trono nel 758, la chiesa, pur ampiamente rimaneggiata, è una delle testimonianze architettoniche longobarde più importanti e per questo è stata inserita nel sito seriale Unesco “Longobardi in Italia: i luoghi del potere”, istituito nel 2011. L'ardito impianto di Santa Sofia, che si rifà all'architettura bizantina, mette insieme cerchio, esagono e decagono in una complessità geometrica che dà luogo a insoliti effetti prospettici. Trovandosi a Benevento, i torroni – fra i quali quelli celeberrimi di San Marco dei Cavoti – sono un must per i golosi. Imperdibili in questa zona anche le soste al Pastificio Rummo,e alla storica distilleriaStrega Alberti, dove si produce uno dei liquori più famosi d'Italia, oggi alla base di numerosi altri prodotti, dai panettoni alle praline.Appena un po' più a est, la Reggia di Caserta testimonia la grandeur dei Borbone, nata come sfida di Carlo di Borbone alla Versailles di Luigi XIV.Intorno alla reggiasi distende un bellissimo parco (percorribile in carrozza per una passeggiata romantica) con il Boschetto e il Giardino all'Inglese, ornato di vasche e fontane; per rifornirle d'acquae provvedere alle necessità idriche del palazzo e del circondario, Vanvitelli progettò l'Acquedotto Carolino.La reggia, il suo parco el'acquedotto, insieme alla Real Fabbrica di San Leuciosono Patrimonio Unesco 1997.Se la lunga passeggiata vi ha messo fame, è il momento di provare le carni del suino nero casertano, magari nel menu del ristorante stellatoLe Colonne, a Caserta.

Parlando dei Borbone, eccoci a Napoli. La suastoria si riflette nella ricchezza del suo centro storico, interamente censito dall'Unesco già dal 1995. Qui troverete la Chiesa del Gesù Nuovo e il celeberrimo Monastero di Santa Chiara, la Cappella Sansevero con quel Cristo velato che si fatica a credere sia di marmo, la Cattedrale, l'accesso alla città sotterranea, con le memorie della II Guerra Mondiale. E siccome nessuna visita a Napoli può considerarsi completa senza gustare la pizza (l'arte dei pizzaioli napoletani è essa stessa un Patrimonio Immateriale dell'Unescodal 2017), basterà scegliere tra i 3000 pizzaioli, all'incirca, attivi in città.Proseguendo verso sud raggiungiamo Pompei, Ercolano e Torre Annunziata, tre aree archeologiche distinte ma complementari fra loro che compongono un unico sito Unesco intitolato alle omonime Aree Archeologiche, tutte scoperte a partire dagli scavi del 1700. Indimenticabile e poco lontane, le Ville Vesuviane delMiglio d'Oro. Viaggiando in questa zona fra la primavera e l'estate, si può far scorta delle piccole e candide cipolle di Pompei, ma anche di dolci nella pasticceria Gabbiano, oltre che di formati storici di pasta dai fratelli Setaro a Torre Annunziata.Davanti a noi la penisola sorrentina e, valicati i Monti Lattari, cinquanta chilometri di pura estruggente bellezza:la Costiera Amalfitana, patrimonio Unesco dal 1997. Come un balcone sospeso fra il mare e le montagne, la costiera è un tratto di litorale tirrenico dalla forma accidentata, e la statale 163 che la percorre, strappando ogni curva alle rocce impervie, è considerata una delle strade più suggestive del nostro Paese;collega i tredici borghi, da Vietri sul Mare fino alla romantica Positano. Tra i capisaldi della cultura gastronomica della zona, la Colatura di alici di Cetara Dop e il relativo metodo di produzione, insieme agli agrumi, all'olio e a pietanze dalle antiche radici come gli ndunderi di Amalfi. Per questo e molto altro ancora si va alla pasticceria Pansa di Amalfi o dal ristorante stellatoZass di Positano.

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L'ultima tappa del nostro percorso campano si distende fra la costa tirrenica e i monti retrostanti: Il Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano con i siti archeologici di Paestum, Velia e la Certosa di Padula (tra le più grandi in Europa nel suo genere)è stato inserito tra i PatrimoniUnesco nel 1998, contraddistinguendosiper la sua varietà. Natura, storia e archeologia vanno a braccetto in questo territorio, regalando ai visitatori una quantità di esperienze, non ultime quelle gastronomiche. Tanto per cominiciare è proprio da queste parti che è stata codificata la Dieta Mediterranea (Patrimonio Immateriale Unesco)a cui è dedicato un museo aPioppi (Pollica). E non può certo sfuggire che siamo nel regno della bufala campana Dop condecine i caseifici distribuiti fra Battipaglia, Eboli e Capaccio Paestum, tuttiaffacciati sulla “strada dell’oro bianco”. Le chicche gastronomiche qui sono davvero tante, comele olive pisciottane, che trovate nella tenuta agricola Colline di Zenone ad Ascea, e i ceci di CiceralePresidio Slow Food, che rischiavano l'estinzione e oggi sono il cuore della produzione agricola dell'azienda Corbella.

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Proseguiamo verso l'interno per raggiungere la Basilicata. Non è semplice raccontare i Sassi di Matera ed è praticamente impossibile spiegare quali sensazioni si provano quando ci si trova davanti lo spettacolo di queste antichissime abitazioni scavate nella pietra: uno scenario urbano unico al mondo, Patrimonio Unesco dal 1993. Da scoprire rigorosamente a piedi, immergendosi fra i vicoli del Sasso Barisano (e non solo), per poi raggiungere la Civita, nella parte alta della città, con i suoi tanti affacci panoramici. Del patrimonio Unesco fanno parte anche le chiese rupestri. Il tutto sipuò esplorare a bordo di bus turistici o seguendo i sentieri destinati al trekking, in entrambi i casi, per una sosta ristoratrice non può mancare il Pane di Matera Igp, preparato con semola di grano duro e lievito madre da frutta. Provatelo al Panificio San Giacomo, mentre tutto quel che serve per accompagnare, come il caciocavallo stagionato in grotta, salumi e vini, lo trovate nella storica salumeria Il Buongustaio.Le cosiddette faggete vetuste, fanno invece parte di un sito seriale internazionale diffuso in diciotto paesi. Fra Basilicata e Calabria ci sono le splendide faggete del Parco nazionale del Pollino, inserite nel Patrimonio dell'Umanità in due “tornate”: nel 2017 la faggeta di Cozzo Ferriero e nel 2021 il Bosco del Pollinell. La statale 19 attraversa questo territorio, ma qui le esperienze vanno vissute addentrandosi a piedi fra gli alberi. Fra i tanti prodotti del Pollino, vi segnaliamo la piccola melanzana rossa di Rotonda Dop, bellissima a vedersi con quel suo colore corallo. Per acquistarla si va all'Antica Macelleria Sola di Rotonda.In Puglia, più precisamente nella penisola del Gargano, sono state inserite nella Lista, ugualmente nel 2017 e nel 2021, le maestose faggete di Falascone e di Pavari-Sfilzi. Discendendo dalla montagna al mare e percorrendo la statale 89 davanti a voi si distenderanno Vico del Gargano, Rodi Garganico, Peschici e Vieste, con le splendide coste orlate di agrumeti. Siamo nel regno delle arance bionde del Gargano, che potrete consumare fresche o trasformate in oli, marmellate eliquori all'Agricola Ricuccio da Essenza Garganica. A Peschici, invece, Puglia Segreta consente di far rifornimento eccellenze locali, soprattutto formaggi.

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Gli altri tre siti Unesco della Puglia sono tuttia breve distanza dalla costa jonica. Il primo, da nord, è il Santuario di San Michele a Monte Sant'Angelo, fondato nel V secolo oggi è uno splendido complesso di ambienti di grande impatto, dal campanile fino alla grotta di San Michele chiusa da porte di bronzo dell'XI secolo. Fa parte, dal 2011, del sito seriale I Longobardi in Italia: i luoghi del potere. La zona è tutta da scoprirepercorrendo le statali che solcano la regione. !ui si fa scorta di olio extravergine d'oliva, che qui si chiama Dauno Dop o Gargano, ma non è l'unica golosità. Provate la muscischia, carne salata che troverete alla Macelleria equina Falcone di San Giovanni Rotondo, e le specialità del Forno Taronna. Per accompagnare, vini, liquori, grappe aromatiche e distillati di Antica tradizione a Manfredonia.Il secondo sito, procedendo verso sud, è Castel del Monte. La famosa fortezza federiciana è stata inserita fra i Patrimoni dell'Umanità nel 1996, verocapolavoro dell’architettura militare medievale e crocevia di misteri.La storia del castello, iniziata nel 1240, è strettamente legata a quella della città di Andria, dove potrete rintracciare più di un segno della presenza sveva, ma anche gustare la burrata, goloso sposalizio di panna e formaggio. Tra i tanti indirizzi, da provare è ilCaseificio Nuzzi, mentre per soddisfare la voglia di dolce, vi consigliamo di spostarvi a Ruvo di Puglia, per raggiungere la pasticceria Berardi: bastano 160 varietà di praline?Chiudiamo il nostro itinerario pugliese con un sito molto suggestivo:i trulli di Alberobello, uno dei simboli del Sud, diffusi in diffusi in tutta la zona della Valle d'Itri.Dopo la passeggiata nel candore punteggiato di vasi fioriti, magari sgranocchiando i tarallini di Golosità dei Trulli (ottimi quelli dolci, ad esempio al cacao, glassati e con le mandorle) giunge il momento di dedicarsi all'esplorazione del territorio(da Locorotondo a Martina Franca, dalle Grotte di Castellana a Putignano), sia paesaggistica che gastronomica. Non si possono dimenticare tanto leciliegie ferrovia quantole rinomate bombette della Valle d'Itria, sfiziosi involtini cotti alla brace, creati avvolgendo una fetta di capocollo intorno a pecorino, prosciutto e formaggio, peperone crusco e altro ancora. Gustatele da Zio Pietro a Cisternino e da Romanelli a Martina Franca.

È il momento di passare lo Stretto di Messina: la Sicilia, con i suoi sette siti Unesco, ci aspetta. Si inizia con l'imponente Montagna, l'Etna, protetta dall'Unesco dal 2013 e in assoluto uno dei siti più visitati della regione. Chi viaggia per gusto, poi, non potrà restare deluso: quello del vulcano è un territorio straordinariamente fertile e sulle sue pendici si susseguono microclimi favorevoli alla coltivazione di ogni sorta di prodotto, dall'uva alle fragole fino all'aglio. E al miele, una vera eccellenza del versante orientale utilizzato in molti dolci come quelli di Santo Musumeci a Randazzo. Se siete alla ricerca del salato, consigliamo anche una sosta da Alcantara Formaggi e nella Macelleria dei Pennisi.Catania, che si distende ai piedi del vulcano, fa parte del sito seriale (riconosciuto nel 2022)Le città tardo barocche del Val di Noto,frutto dell'innesto della sensibilità artistica autenticamente siciliana nello stile barocco. Il risultato sono edifici di grande personalità, come quelli del centrodi Modica, dove non ci si può esimere dalgustare il rinomato cioccolato. Si tratta di un unicum, non solo in Sicilia, preparato secondo la ricetta azteca senza l'aggiunta di burro di cacao. È disponibile anche in versione aromatizzata. Se vi piacciono i profumi, inoltre, fate sosta a Sciclinell'azienda Gli Aromi, per una esperienza sensoriale molto interessante.Rimanendo nel sud est siciliano,Siracusa e la necropoli di Pantalica sono Patrimonio Unesco dal 2005. Siracusa è città elegante, erede di una colonia greca che, in pochi secoli, riuscì a imporre il proprio potere e la propria cultura in un'amplissima area del Mediterraneo, rivaleggiando perfino con Atene; Pantalica è invece una vasta necropoli, una delle pochissime testimonianze giunte fino a noi del misterioso popolo siculo. Siamo nella terra della mandorla di Noto, fra i protagonisti della tradizione dolciaria siciliana, da gustare in tante diverse preparazioni, a cominciare dalla sontuosa cassata della Nuova Dolceria di Siracusa.I due siti Unesco della Sicilia centrale sono entrambi tesori archeologici, sulla Lista dal 1997. La Villa Romana di Piazza Armerina(testimonianza della presenza nell'isola, nel primi secoli dopo Cristo, di una facoltosa aristocrazia fondiaria che, pur in un angolo remoto dell'Impero, investiva enormi risorse per la realizzazione di dimore fastose) vigila su un territorio ricco. Fra i prodotti più interessanti di questa zona della Sicilia troviamo il Piacentinu ennese, un formaggio pecorino aromatizzato con lo zafferano. Ottimo al naturale (come viene servito da esempio da Siciliartegusto, a Piazza Armerina), diventa sfizioso dentro le arancine di Umbriaco.Pochi chilometri più avanti c'è l'area archeologica di Agrigento, probabilmente uno dei siti più famosi e conosciuti del nostro Paese. Un'aera chenon ha solo un interesse archeologico e paesaggistico, ma anche agricolo, tant'è che è protagonista del progetto Diodoros, nato per per valorizzare il paesaggio della Valle dei Templi attraverso le sue produzioni tipiche, dall'olio alle marmellate, fino ai legumi.

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Palermo arabo – normanna e le cattedrali di Monreale e Cefalù è il sito Unesco di inserimento più recente (2015), nato per celebrare e custodire la memoria arabo – normanna e l'inusitata e proficua convivenza siciliana fra popoli diversi che caratterizzò il regno dei sovrani normanni, trova in questi edifici una plastica rappresentazione, con la sua armonia di rigore nordico, decorativismo islamico ed echi bizantini. Gli edifici sono unici al mondo, fra cupolette rosse, mosaici dorati, colonnati e archi di pietra in sinuosi intrecci.Infine, ma non certo per importanza, ecco le Isole Eolie,Patrimonio Unesco dal 2000, essenzialmente per il loro grande interesse vulcanologico. Anche il paesaggio umano è molto interessante, a testimonianza di come l'uomo si sia adattato alla convivenza con il vulcano fin dai tempi più antichi, come testimoniala presenza di villaggi preistorici, ad esempio a Panarea. Durante l'estate sono una delle destinazioni turistiche più “gettonate” dai visitatori che apprezzano la bellezza e pulizia del mare e la buona cucina. Tipici di quest'ultima sono i capperi, che crescono selvatici fra le rocce laviche, facili da trovare nelle botteghe di prodotti tipici come Mentuccia, a Salina. Interessante la piccola produzione di formaggi del caseificio Vecchia Fattoria, a Vulcano.

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Non solo pecorino: dal Casizolu al Biancospino, la Sardegna è terra di mille formaggi

diLara De Luna

Chiudiamo con la Sardegna, che contribuisce al patrimonio Unesco italiano dal 1997con il villaggio nuragico di Su Nuraxi, portato alla luce intorno alla metà del secolo scorso. L'area archeologica si trova alle porte della cittadina di Barumini, lontana dai circuiti turistici più tradizionali. Tutti da scoprire sono anche i suoi sapori, a cominciare dal miele d'asfodelo con cui accompagnare i tanti formaggi locali, tra cui quelli dello storico caseificio Garau di Mandas.

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La Guida di Repubblica “Le meraviglie dell'Unesco: viaggio in Italia alla scoperta del bello”, realizzata in collaborazione con Anas(Gruppo FS Italiane), sarà disponibile in edicola (12 euro più il prezzo del quotidiano) e online sul nostro sito Ilmioabbonamento.it dal 22 luglio e subito dopo in libreria e online su Amazon e Ibs.

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Author: Carlyn Walter

Last Updated: 08/06/2022

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